Tags
Tab Item Content
Join Us!
Archives Meta
Archaeology by Prau...
 
Notifications
Clear all

Archaeology [Sticky] Archaeology by Prau123

2,414 Posts
12 Users
27 Reactions
6.1 M Views
Prau123 avatar
Posts: 3909
Topic starter
(@prau123)
Famed Member
Joined: 7 years ago

 

 

The Ariquilda Lines in Chile are a collection of pre-Columbian geoglyphs and petroglyphs located in the arid north of Chile, famous for their gigantic designs etched into the whitish desert floor.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Video

 

 

 

https://www.youtube.com/shorts/IY85det3tFA?feature=share

 

 


Reply
Prau123 avatar
Posts: 3909
Topic starter
(@prau123)
Famed Member
Joined: 7 years ago

 

Every Dodo You’ve Ever Seen Is Probably Wrong. These Aren’t.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Reply
Prau123 avatar
Posts: 3909
Topic starter
(@prau123)
Famed Member
Joined: 7 years ago

 

 

I templari del Monte Cucco

 

I templari del Monte Cucco di Euro Puletti

Itinerario tra Scheggia e Pascelupo, Fossato di Vico, Sigillo e Costacciaro

Due mansioni templari distanti, in linea d’aria, meno di dieci chilometri l’una dall’altra. Gli insediamenti storicamente accertati dei cavalieri del Tempio di Gerusalemme erano presenti nell’area dell’attuale Parco Naturale Regionale di Monte Cucco in un territorio a cavallo dei comuni umbri di Scheggia e Pascelupo, Fossato di Vico, Sigillo e Costacciaro.
I monaci-guerrieri possedevano una precettorìa (luogo di controllo viario, gestione dei beni e governo del territorio) a Perticano, oggi frazione del comune anconetano di Sassoferrato. Una vicina commenda agricola che sorgeva invece a Collina di Purello, attuale frazione di Fossato di Vico (Pg), dipendeva in modo diretto dall’abbazia benedettino-templare di San Giustino d’Arna, situata nei pressi di Piccione, un paese a pochi chilometri da Perugia.
La sede templare di “Rigo Petroso” o “Rivoretroso” (oggi Perticano), nel versante orientale del Massiccio di Cucco e bagnata dall’impetuoso Torrente Rio Freddo, è stata, con ogni probabilità, quella di maggiore rilevanza storica. Posta tra la Marca e l’Umbria, a controllo dell’importante viabilità, appenninica e transappenninica, tra le sue proprietà comprendeva anche le originarie fondazioni monastiche benedettine dell’Eremo di San Girolamo di Monte Cucco e dell’Abbazia dei Santi Emiliano e Bartolomeo Apostolo in Congiùntoli. La sua influenza arrivava sino al territorio perugino intorno all’antica città di Arna, distante ben 80 chilometri. A partire dal 1310, con il processo ai “Templari del Monte Cucco”, celebrato a Gubbio, nel palazzo della chiesa avellanita-camaldolese di Santa Croce del Mercato ed in quello del vescovado, dal tribunale itinerante della Santa Inquisizione, che sospese e, praticamente, soppresse, localmente, l’Ordine della Milizia del Tempio, la precettorìa con le sue vaste proprietà fondiarie, venne definitivamente chiusa. I suoi membri, raggiunti da mandato di comparizione, furono processati in contumacia. Nel 1333 la struttura venne rilevata dagli Ospitalieri, allora guidati dal maestro giovannita Fra’ Angelo.

Templari a Purello Storicamente accertata da inoppugnabili documenti d’archivio, la seconda sede templare del Cucco, situata ad occidente del Massiccio di Monte Cucco e, più precisamente, nei pressi dell’attuale Purello di Fossato di Vico, prendeva il nome di Santa Croce de Culiano (“S. Crucis de Culiano” o, più tardi, “S. Crucis Hierosolomit[anae]” e “S. Crucis de Culiano Cruciferorum”) ed era una diretta emanazione dell’Abbazia benedettino-templare di San Giustino d’Arna, edificio abbaziale ancora oggi presente nelle campagne di Piccione di Perugia. La dimora (il cui appellativo toponimico deriva dal nome proprio di persona latino Julius), di fatto scomparve nel XVII secolo, quando venne nel luogo dove sorgeva venne costruita la piccola chiesa rurale di Santa Croce di Collina. Le terre vennero affidate ai conti Santinelli di Pesaro, cavalieri di Malta.
La chiesa scomparsa di Perticano, detta, dal luogo ove sorgeva, de “La Costaccia”, s’elevava, qualche centinaio di metri a sud-est della parrocchiale attuale, sopra una modesta altura, dove, qua e là, fra rovi e pietre, se ne ravvisano, tuttora, le esigue spoglie. Il luogo, che anche la tradizione orale oltreché un preciso scritto dell’ex parroco del paese, don Francesco Berardi, indica quale quello della chiesa originaria del centro pedeappenninico, dovette essere abbandonato non più d’un secolo dopo la sua sottrazione ai templari.
Durante le periodiche lavorazioni agricole i contadini trovarono, a più riprese, resti di ossa umane, probabilmente identificabili con uomini inumati sotto al pavimento o lungo il perimetro murario esterno della chiesa. Nei campi circostanti emersero casualmente anche alcune monete d’epoca romana e medievale. Una striscia di terra (“petiam terre”) templare s’estendeva, poi, anche lungo il piano dell’antichissimo mulino di Perticano, lungo il Rio Freddo e la strada: “item unam aliam petiam terre positam […] in plano Molini iusta flumen Pertecani et via”.
La scoperta di una piscaria Un’altra proprietà fondiaria dei Templari di Perticano era ubicata “in Pescaria” e lungo la strada (“iusta viam”). Il toponimo Piscaria indicava, e di sovente, un invaso artificiale, realizzato per allevare i pesci. I monaci se ne cibavano in modo frequente soprattutto per ragioni rituali e liturgiche. Nel 2010, seguendo le tracce di un microtoponimo dialettale-guida, “Le Pescàe”, le indagini dello studioso Claudio Paterniani hanno permesso di localizzare, con buona probabilità, l’antico sbarramento templare delle acque lungo il Torrente Rio Freddo ed anche il relativo, piccolo invaso, destinato all’allevamento dei pesci.

La vigna templare Da Perticano, oltrepassato il ponte sul Rio Freddo, si prende la strada per il suggestivo, e perfettamente restaurato Castello Rotondo di Pascelupo. Percorsi circa cinquecento metri, però, c’è la possibilità di deviare, a destra, per una strada, che, inerpicandosi, a serpentina, su su per il fianco meridionale del Monte Aguzzo, conduce al nucleo abitato di Montebollo. La frazione di Scheggia in età medievale era conosciuta come Villa del Castel di Pascelupo. Un documento del Catasto “Tiroli”, dell’anno 1764, conservato presso l’Archivio di Stato a Roma, che elenca il Catasto dei Beni della Parrocchia di Perticano, descrive così Montebollo: «Terra sodiva, sterposa sodiva, nuda sodiva, vastagliata e poco selvata e rupinata e balzosa». Il centro del paese è ancora “gemmato”, cioè suddiviso in due piccoli agglomerati. Il primo nucleo che si incontra lungo la strada dev’essere il più antico, poiché mostra un bell’edificio, due-trecentesco, che si potrebbe anche far risalire, con una buona probabilità, al periodo nel quale Montebollo costituiva una possessione fondiaria dei Templari di Perticano. Proprio qui nel Medioevo, c’era la Vigna dei Templari: esposta a meridione, riceveva il sole dall’alba sin quasi al tramonto. La proprietà, oggi ricordata dal toponimo Vigna dei Frati, viene citata in un documento giovannita del 1333: «item unam aliam petiam terre vineatam positam in dicto comitatu in villa Montis Bulli» («ed ancora un altro pezzo di terra, con vigna, posta nel suddetto comitato, all’interno dei confini della villa di Monte Bollo»). Il nome del paese potrebbe riferirsi ad una antica sorgente significativamente chiamata “Bol dell’Acqua” (bulla, “polla sorgiva”) nel Catasto Tiroli del 1764.
Nel nucleo più antico del borgo trovava posto un’antica cisterna, la quale portava l’acqua sin dentro il fondo di una sottostante casa trecentesca che secondo il rigoroso storico camaldolese don Alberico Pagnani, la cui famiglia era originaria del posto, per le generali analogie nella muratura e nei leganti delle pietre in particolare, avrebbe avuto lo stesso artefice della Badia di Sant’Emiliano. Non pare quindi azzardato ipotizzare come l’importante edificio medievale di Montebollo potesse essere stata la domus, cioè “la casa” principale dei templari del Monte Cucco. Non a caso sorgeva in un luogo elevato e panoramico, a dominio della antica viabilità, lungo la strada principale tra la splendida abbazia di Sant’Emiliano, Perticano e Pascelupo, l’affascinante villaggio di montagna costruito al crocevia degli antichi sentieri delle transumanze.

N.B. Per le immagini, passandoci sopra con il mouse si legge la didascalia, cliccando sulla singola immagine si apre in una nuova finestra !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Article

 

 

I templari del Monte Cucco - Italia Medievale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cammino dei Templari a Monte Cucco: da Costacciaro a Pascelupo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Video

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 

CLASSIC ROUTE

5 Stages, 90 km and 4000 m of elevation gain A medieval historical itinerary that follows the ancient roads built by the Templars, connecting the most important preceptories of Monte Cucco.

 
 
 

FULL PATH

7 stages, 120 km and 5000 m of elevation gain. An itinerary that includes all the monasteries, castles and preceptories of the Monte Cucco Park. Explore the entire world of the Templars of Monte Cucco.

 

 
 

The development and maintenance of the path is the responsibility of

TRA MONTANA GUIDES OF THE APENNINES

www.tramontanaguide.com

Ass. Tra Montana - Corso Mazzini 13, 06021 Costacciaro - Perugia

P.A. 03482890542 - C.F. 92017600542

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Article

 

 

The Routes | Way of the Templars

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

image

 

 

image

 

 

image

 

 

 

image

 

 

image

 

 

 

image

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Article

 

 

I Templari al Monte Cucco - I luoghi del silenzio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Monte Cucco e le sue incredibili grotte -

 

 

image

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Costacciaro

un cover-up sulle vestigia templari?

Da alcuni anni una chiesa situata nel comune di Costacciaro, in Umbria, è sotto i riflettori degli storici medievalisti e di tutti gli studiosi delle vicende inerenti all'Ordine del Tempio. Grazie al suo impegno personale, un parroco scopertosi archeologo espone le prove e la propria interpretazione dei molteplici ritrovamenti di matrice templare all'interno dell'edificio.

di Silvia Agabiti Rosei

 

L’Umbria ospita quella che possiamo ritenere la più imponente e significativa chiesa templare del nostro Paese, San Bevignate vicino Perugia. Nella regione altrettanto noti per gli esperti e gli appassionati della storia dell'Ordine sono l'Abbazia di San Giustino d'Arna e il Castello di Magione, presso il lago Trasimeno, oggi proprietà dei Cavalieri di Malta. Poco conosciuta, ma forse destinata a divenire un'altra tappa fondamentale dell'itinerario templare nel cuore verde d'Italia, è la chiesa di San Francesco a Costacciaro, un piccolo comune nelle vicinanze di Gubbio e del Monte Cucco, costruita a partire dal 1258, in cui negli ultimi anni sono state effettuate delle affascinanti scoperte grazie all'operosità e alla pazienza di don Nando Dormi, parroco di Costacciaro dal 1998. In seguito al terremoto del 26 Settembre 1997 la chiesa conventuale francescana fu sottoposta a lavori di riparazione, durante i quali il sacerdote, membro dei Cavalieri del Santo Sepolcro, restauratore e ricercatore con attitudini da archeologo, ebbe un ruolo di primo piano, occupandosene personalmente e portando alla luce i misteri nascosti di chiara matrice templare che l'edificio custodisce. Nonostante tali evidenze e il giudizio positivo di un'esperta di Cavalieri Templari come Bianca Capone (A Costacciaro la Presenza dei Templari, Giovedì 6 Gennaio 2005, articolo scritto sul Corriere dell'Umbria da Euro Puletti), tra molti studiosi si vuole ancora andare cauti sull'attribuzione della chiesa all'Ordine. È don Nando Dormi, che abbiamo intervistato, a dissipare tali dubbi e a fare ulteriore luce sulle scoperte da lui effettuate: «La chiesa venne dedicata a San Francesco nel 1315, a un anno dalla morte del Gran Maestro Jacques de Molay e dopo cinque anni dallo scioglimento dell'Ordine presente nella zona da parte del vescovo di Gubbio. Costacciaro non risulta nel libro delle decime della curia, i cabrei dei cavalieri di Malta nominano molti comuni limitrofi ma non questo, e sappiamo che all'epoca le decime erano destinate a finanziare le Crociate, ossia i Templari stessi che pertanto, data l'omissione, si trovavano con tutta probabilità qui». Prima del 1315 la chiesa era dedicata ai santi Pietro e Tommaso, quindi vi si insediarono i frati francescani che, secondo lo studioso, egli stesso un tempo frate, non erano estranei al modello templare: «La regola templare e quella francescana sono affini, andrebbero messe in sinossi, entrambe si basano sulla povertà e sull'obbedienza, infatti le pur decantate ricchezze dell'Ordine del Tempio non erano destinate al singolo, bensì alla confraternita, tanto che essi potevano fare donazioni solo col permesso del superiore. A differenza della coeva regola benedettina comprendente monaci e monache, in entrambe quelle suddette c'è la suddivisione in tre ordini: per i Templari essi sono cavalieri, donne e sacerdoti, per i Francescani si antepongono i sacerdoti, quindi le donne, infine i cavalieri. Del resto San Francesco stesso (1182 ca.1226) visse in piena epoca templare, tanto da partire per le Crociate al seguito di Gualtiero di Brienne, fratello del re di Gerusalemme, e combattere per il papa. Si tramanda il racconto di un sogno che il santo avrebbe fatto a proposito di una sala piena di armi e scudi, a testimonianza della sua inclinazione cavalleresca, in un'epoca in cui l'acme della cavalleria era proprio l'Ordine del Tempio che, come è documentato, era presente anche ad Assisi».

 

La Chiesa

Tornando all'edificio in esame, esso ha subito alcune modifiche nel corso dei secoli, sicuramente nel 1709 (la volta della chiesa mostra infatti un mattone che riporta tale data) e nel 1779, allorché un incendio distrusse l'archivio dei frati, risparmiando un libro probabilmente inerente agli aspetti gestionali, ora scomparso. «La Chiesa ‑ continua don Nando Dormi, che in questi anni ha esaminato molte pergamene riguardanti Costacciaro ‑ non ha rivalutato l'Ordine, sciolto con decreto amministrativo, in quanto ritenuto ormai terminato il suo compito di protezione dei pellegrini e dei territori conquistati in Terra Santa. Pertanto, a differenza di ciò che è scritto in alcuni testi, non si è trattato di scomunica, nonostante questa fosse auspicata da Filippo il Bello, eppure i cavalieri del Tempio di Gerusalemme vennero inquisiti e processati, screditati con accuse poi risultate false. Uno dei maggiori inquirenti del processo templare a Gubbio era proprio di Costacciaro, tale Hubaldus, monaco avellanita della famiglia Guelfoni, forse in attrito con i Cavalieri lì presenti per questioni economiche». Osservando la facciata, la chiesa francescana appare imponente, con portale e rosone mirabilmente elaborati, a riprova della ricchezza di chi la gestiva all'epoca della sua costruzione. E' curioso notare all'angolo di un palazzo nella parte opposta della strada un volto di pietra. («iL Bafomet o forse il volto della Veronica?», si chiede il sacerdote) il cui sguardo è rivolto proprio al portone, ai lati del quale sono presenti due zampe di leone raffigurate nell'atto di ghermire un cane, protetto da una mano: una simbologia che richiama quella di San Bevignate. Alcuni documenti attestano che sul rosone fossero inizialmente presenti Giovanni Battista e l'Agnus Dei, altri elementi tipici dell'iconografia templare. All'interno dell'edificio il ricercatore ci mostra gli affreschi scoperti di fronte ai quali è impossibile non restare affascinati, pregni come sono dei simboli che siamo abituati ad attribuire all'Ordine del Tempio di Gerusalemme. Sembra quasi assurdo che qualcuno nutra dei dubbi in proposito. Superato l'ingresso si offrono agli occhi del visitatore le prime evidenze: sul lato destro della chiesa, tra i caldi toni del rosso e dell'arancione di un Cristo crocifisso, una prima croce patente e più in basso un guerriero, di cui si riconoscono l'elmo e la calzamaglia. Sulla parete di sinistra è presente un'altra croce di tipologia templare, di colore rosso, con i bracci terminanti a mo' di clarine, simili a simboli solari. Poco oltre il portale due colonne ai lati della chiesa presentano, poste una di fronte all'altra, due lapidi su cui sono raffigurati una croce patente inscritta nel cerchio, un fiore della vita (rosetta per gli storici dell'arte e simbolo classico dell'iconografia del Tempio), un fiordaliso che, come ricorda don Nando Dormi, fa parte del sigillo dei monaci Cistercensi, infine delle scritte gotiche contratte su cui il sacerdote e gli altri studiosi stanno ancora elaborando ipotesi interpretative. «Quando le vidi per la prima volta ‑ prosegue il sacerdote ‑ le scritte erano in parte coperte da intonaco, pertanto mi dedicai pazientemente a pulirle. In origine la chiesa era costituita dalla navata centrale e da parte di quella di sinistra, arrivando fino alla porta laterale qui presente. Lo si deduce dal fatto che, accedendo all'esterno, la parete oggi scialbata presenta pietre identiche a quelle della facciata». Ed è proprio la navata sinistra, in fondo, a presentare notevoli affreschi svelati in questi anni e in precedenza volutamente occultati. Sono visibili un cavaliere con l'usbergo, una dama e un monaco, quest'ultimo raffigurato nell'affresco due volte, con aureola e con indosso una pazienza nera, identificato da molti con Sant'Antonio. Lo studioso spiega: «Ammesso e non concesso che si tratti di Sant'Antonio, la domanda che ci poniamo è se la veste di colore bianco e nero sia da attribuire ai Cistercensi o ai Celestiniani. Sappiamo che Celestino V, a Mantova e al santuario di Collemaggio all'Aquila, dove è sepolto, viene rappresentato con gli stessi abiti. Inoltre l'edificio di Costacciaro era inizialmente dedicato a San Pietro e a San Tommaso e proprio i Celestiniani erano soliti effettuare la dedica a San Pietro, mentre i Cistercensi intitolavano le loro chiese alla Madonna». Nell'affresco il monaco esce dal sepolcro, immagine che troviamo anche a San Bevignate, e secondo la Leggenda Aurea l'abate Sant' Antonio era solito dormire proprio in una tomba. Oltre alle figure suddette sono visibili dei demoni e una testa barbuta. Proseguendo con lo sguardo sulla destra, un altro affresco, adiacente al primo, presenta alcune croci inscritte in cerchi, delimitate da cinque punti rossi, richiamo alle piaghe di Cristo, una sorta di ruota quindi, a simboleggiare la ciclicità della vita. Ancora una volta lo stesso elemento si ritrova a San Bevignate. Un'altra prova determinante della presenza dei Templari a Costacciaro è visibile sulla parete destra, dove una pietra incastonata in un antico pilastro reca incisa una croce patente sempre inscritta all'interno di un cerchio. Dalla sacrestia, dove giacciono in una pregevolissima urna del XVII secolo le spoglie del Beato Tommaso, patrono del Comune umbro, si accede al campanile dalla splendida volta a costoloni e sulle cui pareti si scorgono tracce di altri affreschi. Don Nando Dormi commenta: «Solo uno sconsiderato farebbe degli affreschi sotto al campanile, quindi è probabile che originariamente fosse qui posta un'altra struttura, forse aperta, data la presenza di pietre squadrate adiacenti ad altre di diversa tipologia, come a chiudere il luogo. Quali storie misteriose raccontavano gli affreschi che poi furono ricoperti?». Restando all'interno della sacrestia, un altro pezzo forte dei ritrovamenti effettuati dal sacerdote ci lascia senza fiato per la particolare bellezza: un'acquasantiera murata per uno spessore di 75 centimetri, su cui sono raffigurati al centro del bordo una croce patente e lateralmente due fiori della vita rossi, rispettivamente richiami, come suggerisce il ricercatore, a Maria, Cristo e Giovanni, altro esempio di simbologia templare. Se fosse rimasta intatta sarebbe stata mirabile anche una fontana, scoperta dal parroco rompendo una parete, purtroppo danneggiata e murata probabilmente dai frati negli anni Cinquanta. Una perdita compensata da un grande ritrovamento, effettuato ancora una volta in seguito a lavori di manutenzione all'interno dell'edificio. Si tratta di un antico chiostro aperto, con pareti dalle pietre ancora perfettamente conservate; su cui tracce di pigmento nero e rosso rivelano la presenza di vecchi affreschi, in seguito volutamente nascosti. Ben più evidenti sono delle frecce, con la punta rivolta a destra e a sinistra, che decorano gli archi di una finestra e dell'accesso all'ultima stanza, dove si possono ammirare una rosetta a otto bracci e i segni in rosso e in nero di una possibile sinopia. Nella stessa stanza si può ipotizzare la presenza del pavimento originale e di quello settecentesco sottostanti strati di terra di riporto, nonché una nicchia e una finestra sulla parete che oggi si affaccia a una scala.

Una carta murata

È un luogo, la chiesa di San Francesco, ricco di storia volutamente occultata e di continui spunti per gli studiosi di archeologia e di Templari in particolare, un luogo che ha regalato al sacerdote e studioso l'emozione della scoperta di un passato lontano, di cui ancora portiamo i segni nella nostra cultura. È un incontro con i misteri: quelli svelati, come gli affreschi e il chiostro; quelli su cui si stanno elaborando ipotesi, come le scritte gotiche o una curiosa antica carta da gioco, ritrovata sempre da don Nando Dormi, murata con la calce viva. Forse misteri di cui ancora si ignora l'esistenza. Infatti negli ultimi mesi sull'intonaco della sacrestia stanno emergendo tracce di strane forme lanceolate, mentre sull'asfalto adiacente alla chiesa sono evidenti fenomeni di subsidenza del terreno, fino a formare dei tracciati curvilinei: è probabile si tratti del lavoro fisico degli elementi naturali, ma non si esclude la possibilità di ulteriori segreti da svelare. Quel che è certo è che Costacciaro ha molto materiale di valore per scrivere un altro capitolo delle vicende dell'Ordine del Tempio, in merito alla sua appartenenza a una zona in cui i Templari operarono a lungo, come è documentato. Del resto l'ultimo gran precettore dell'Ordine in Italia si chiamava Fra' Jacopo da Monte Cucco, che si vuole piemontese. E se invece fosse stato proprio umbro?

 
 

 

 

 

 

 

 

 

image

 

 

image

 

image

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Article

 

 

Costacciaro un cover-up sulle vestigia templari?

 

 

 

 

 

 

Costacciaro un cover-up sulle vestigia templari?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A place full of history

 

Our company is part of a vast property where already two thousand years ago, first the Etruscans and then the Romans, chose the boundaries of our land as a place of passage or burial.
The former by building a chamber tomb in Poggio della Ginestra, land adjacent to our property, the latter by building a real road adjacent to the Romealla river south of the company and reported in numerous historical texts, the Via Romea.
In particular, the Tomb of Poggio Ginestra was found in 1976 and consists of two communicating rooms: in the innermost room two funeral beds had been created; In the front chamber, on the other hand, a large amount of archaeological finds were found at the time of discovery, including large bucchero vases and some Attic ceramics, mostly in fragments, due to the collapse of the roof.

 

 

Currently, the grave goods are kept in the first room of the Archaeological Museum of Orvieto.

The tomb dates back to the sixth century BC and has a very particular architectural structure, which has no equal in the Orvieto area, but brings it closer to those of Tyrrhenian Etruria and, in particular, of Cerveteri, north of Rome, demonstrating the intense contacts, of a cultural and commercial nature already existing between the various Etruscan cities.

The Etruscan tomb of Poggio Ginestra can be reached from the farmhouse in about 15 minutes of pleasant walking on an easy dirt road, which climbs the hill through vineyards and olive groves full of great charm and charm, with a spectacular view.
The nearby Orvieto, Volsinii for the Etruscan people, can be included for lovers of the history of this period, within a circuit of visits that involves all the nearby Etruscan towns such as Bolsena, Viterbo, Tuscania, Montefiascone, Tarquinia and which sees our farmhouse as a logistical base for the most extensive excursions.
Contact with the environment and the signs left by those who lived in the same places before us is of considerable importance for the preservation and transmission of traditions, knowledge and culture. We are at your complete disposal to suggest, to those who come to visit us, the most varied itineraries, including those not described in the tourist guides.

Bardano, the place where the "Agriturismo Cioccoleta" is located, has assumed great importance even in the Roman era.

Here was in fact the seat of one of the most important Preceptories of the Order of the Knights Templar in Italy, a military settlement and shelter for pilgrims; in the current Via della Loggia dei Mercanti, in the historic center, there was instead the management and financial center.

Legend also has it that, to save themselves from the persecution of 1307, the Templars fled with their treasure from Paris to the Holy Land and, on their way, stopped in Orvieto.

In our countryside, along the Romealla stream (name given by pilgrims because it ran along the ancient Via Romea), not far from the access road to the farmhouse, there is one of the most important testimonies of the passage of the Knights of the Order in Orvieto: the church, unfortunately in a state of semi-abandonment and not open to visitors except outside, of S. Maria del Piano, known today as S. Marco dei Templari, in which the symbols and characters of the Order are still clearly visible.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

image

 

 

 

 

image

 

 

 

 

 

image

 

 

 

 

A place full of charm and mystery.

 

 

 

 

 

 

Agriturismo Cioccoleta

 Località Bardano 34 - ORVIETO - Italy


info@cioccoleta.it


+39 0763 316011
+39 349 8609780
+39 0763 316011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Article

 

 

A place full of history – Agriturismo Cioccoleta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

image

 

 

image

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Article

 

 

 

Medioevo in Umbria – Portale delle tradizioni medievali in Umbria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PLUS MORE

 

 

 

 

image

 

 

 

 

 

image

 

 

 

 

 

 

image

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Article

 

 

 

"Abraxas" e "croci cosmiche": alla scoperta dei simboli templari del Castello di Sannicandro | Barinedita - Testata giornalistica online

 

 

 

 

 

 


Reply
Prau123 avatar
Posts: 3909
Topic starter
(@prau123)
Famed Member
Joined: 7 years ago

 

Palenque: Discoveries You Haven't Seen Before

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

This video explores the hidden secrets of one of the greatest ancient Maya cities ever built: Palenque.

Nestled deep within the rainforests of Chiapas, Mexico, Palenque is celebrated for its magnificent temples, royal palaces, and exquisite stone carvings. But beyond its famous monuments lies a hidden landscape that few visitors ever notice.

What if the real story of Palenque isn't found on the temples themselves, but in the way the entire city was planned?

Drawing on decades of archaeological research, Ed Barnhart shares some of his favorite discoveries about Palenque's ancient layout, revealing overlooked features, forgotten pathways, hidden relationships between monuments, and surprising patterns that rarely appear in guidebooks or online. Using the city's archaeological map as a guide, he uncovers details that transform how we understand one of the Maya world's greatest capitals.

The more closely you examine Palenque, the more remarkable its design becomes. Every plaza, temple, stream, and hill played a role in shaping the city, creating a landscape far more sophisticated than it first appears.

In this video, archaeologist Ed Barnhart takes viewers beyond the famous ruins to reveal hidden insights into Palenque's planning, architecture, and landscape, offering discoveries drawn from years of research that most people will never encounter.

If you're fascinated by the Maya, ancient civilizations, archaeology, lost cities, and the hidden stories of human history, this is a journey you won't want to miss.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Video

 

 

 

 

 


Reply
Prau123 avatar
Posts: 3909
Topic starter
(@prau123)
Famed Member
Joined: 7 years ago

 

I Fell into a Massive Hole in the Earth

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Video

 

 

 

 

 


Reply
Page 467 / 469
Share: